Moon Boot. Lo stivale lunare

Un piccolo passo per l’uomo, ma un grande balzo per l’umanità. E un bel salto avanti per un pezzo di industria veneta. Tra le visioni, le suggestioni, le storie dello sbarco sulla Luna, c’è un rivolo che conduce fino alla terra dei “schèi”.

Moon Boot. Lo Stivale Lunare. Ovvero, una di quelle genialate che fanno dell’impresa (nel senso di attività economica) un’avventura quasi poetica, e di un prodotto un pezzo da museo. Alla lettera. Nel 2000, il Louvre sceglieva il doposci di Tecnica come uno dei cento oggetti del ventesimo secolo più rappresentativi della storia del costume mondiale. E Moon Boot è uno dei pochi trade marks ammessi nel dizionario Zingarelli: il destino felice dei prodotti per antonomasia, così di successo da diventare nome comune, parola di uso corrente.

Come sempre capita ai successi autentici, tutto questo Giancarlo Zanatta, classe 1938 da Nervesa della Battaglia, non l’aveva previsto. Ma sa bene che deve tutto alla Luna e a una folgorazione. L’avrà raccontato mille volte, l’orgoglio è rimasto intatto. «Come tutti, seguo in tv i momenti decisivi. È emozionante, sveglio la bambina per farla assistere alla diretta. Non ci vuole molto per capire che siamo davanti alla Storia, e voglio che mia figlia, anche se è piccola, guardi e ricordi in futuro. L’idea, però, nasce davvero qualche mese dopo, nell’aprile del ’70. Sono alla Pennsylvania Station di New York, appena arrivato negli States per avviare la filiale del calzaturificio Tecnica. L’America è entusiasta e celebra se stessa per la conquista spaziale. Davanti a me, una gigantografia di Neil Armstrong che passeggia sul suolo lunare. È bellissima, è forte: l’uomo sembra uscire dall’immagine. Non posso staccare l’occhio da quegli stivali così particolari. E da quell’orma. Beh, è successo a tutti se ci pensiamo bene: l’attenzione del mondo non era proprio rivolta ai piedi degli astronauti? Se ci sforziamo di ricordare, ad ognuno di noi verrà in mente la discesa di Armstrong dalla scaletta, l’incedere goffo e saltellante, il famoso “grande passo per l’umanità”, testimoniato da un’orma così larga e netta sulla polvere tra i crateri». Tutto è concentrato su quei piedi.

Ecco la lampadina che si accende. Perché non copiare quei buffi stivali e farne dei doposci che lasciano un’impronta simile sulla neve? «Torno a Giavera del Montello, in fabbrica, e decido di provarci. Siamo in tre sul prodotto, ci affidiamo a un designer per la scritta e l’unica complicazione, se così si può dire, è la suola che dovrà riprodurre l’effetto orma sulla Luna, in realtà poi modificata per renderla più aderente alla superficie scivolosa della neve. Non tutti credono in azienda a questo tentativo. Qualcuno dice: ma dove andiamo con ’sta ciabatta?»

Smentito clamorosamente. Pochi giorni dopo il lancio a una fiera in Germania, cominciano a piovere ordini. A centinaia. A migliaia. Quarant’anni dopo si arriveranno a contare 23 milioni di paia vendute. Grazie agli stivali della Luna, il gruppo Tecnica è assurto a fama mondiale.

Come è successo? Nei nuovi doposci «l’evocazione della grande conquista è un richiamo molto forte» per i consumatori. Marketing inconsapevole, ma anche vera innovazione di prodotto. «Usiamo il nylon, il massimo di modernità in un’epoca in cui tutte le calzature da montagna continuano a usare materie prime tradizionali (la pelle, il pelo di origine animale). Introduciamo il colore, e anche questo è rivoluzionario». Sono i tempi della pop art, di Andy Warhol, uscire dall’eterno bruno del cuoio è una cosa che colpisce. Ma non è finita: con una calzatura ambidestra e senza vincoli di taglia, i clienti si sentono più liberi.

Qualcuno fa notare che il Moon Boot è anche uno dei primi esempi di design democratico: sta ai piedi di star del cinema e di regine, ma anche di tutti noi, grazie alla semplicità costruttiva e ai costi relativamente contenuti.

Target Point, Italian Ideas

tratto da corriere.it

Though Tecnica had been producing mountain boots and work boots since 1960, it wasn’t until 1970 that their world-famous Moon Boot was conceived, a year after the Apollo 11 moon landing, business man Giancarlo Zanatta of Montebelluna, Italy became intrigued by the funky boots worn by astronauts during the mission.

Since that time, Tecnica’s Moon Boots have become a global fashion icon. In 2000, they were chosen by the Louvre Museum as one of 20th Century’s major design symbols. And, as with most iconic designs, Moon Boots have been imitated and used as inspiration for hundreds of clone products, including everything from off-label versions to high-end designer products.

Due to this degree of popularity, the term “moon boot” is often used generically to describe an entire genre of apres-ski footwear, but in reality, “Moon Boot” is registered as a worldwide trademark, held by Tecnica Spa.

Since their launch more than 40 years ago, Moon Boots have been offered in a wide variety of colors, patterns and styles, including the original nylon version, and ranging from tartan to rainbow, and vinyl to fur-trimmed. But despite these various options, the actual design of the original Moon Boots has not changed since its inception in 1970.

To date, more than 25 million pairs of Moon Boots have been sold, and they’ve been seen on women and men of all ages, including queens, heads of state, movie stars and professional athletes.

Target Point, Italian Ideas

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