Tutti a tavola … con Target Point

vega

Una volta mangiare tutti insieme, in famiglia, mezzogiorno e sera era un rito a cui nessuno rinunciava, e poi c’era il pranzo della domenica, magari con i parenti.
Riti che si conservano ancora, da qualche parte, ma che altre volte si perdono. Va bene lo stesso? Pare proprio di no.

Un lavoro pubblicato in America suggerisce che mangiare insieme, in famiglia, migliora il benessere dei ragazzi. Chi mangia in famiglia (e con i familiari) fuma di meno, rischia meno di eccedere con l’alcol e ha meno probabilità di drogarsi.

Lo studio ha coinvolto quasi 5000 ragazzi di Minneapolis. Il 30% di loro mangiava in famiglia 7 giorni su 7, il 30% almeno due giorni, gli altri, mai.

Oltre a fumare di meno (o a non fumare) e usare meno marijuana, lo studio ha dimostrato che chi mangia in famiglia ha crisi di depressione meno frequenti.
Pensano di più al suicidio i ragazzi che non mangiano mai in famiglia che gli altri.
Ma questo potrebbe dipendere dalle condizioni economiche della famiglia, o da quanto, in famiglia, si va d’accordo. Come si fa ad attribuirlo al fatto di stare a tavola insieme?

Di fatto c’erano già diversi studi che suggerivano che lo stare insieme, a pranzo o a cena era fonte di maggiore benessere (parliamo di ragazzi fra gli 11 e i 18 anni), ma nessuno finora era riuscito a valutare separatamente l’effetto dello stare insieme dalle altre considerazioni che possono avere un ruolo importante sul benessere dei ragazzi.

Questo dei ricercatori di Minneapolis è il primo studio fatto per separare il contributo dello stare a tavola da altre variabili. C’è un aspetto interessante di questo studio.
Le ragazze sono più sensibili dei maschi agli effetti favorevoli dello stare a tavola insieme.

E uno curioso: ragazze che frequentano ragazzi più grandi di loro si trovano più spesso fra chi non sta a tavola con i genitori. Perché? Non si sa.

Ma a tavola ci devono essere entrambi i genitori o basta uno? Questo, lo studio dei ricercatori di Minneapolis non lo dice e nemmeno nessuno degli studi precedenti ha potuto indagare questo aspetto.

Invece uno studio di qualche anno fa aveva dimostrato che cenare insieme migliora nei ragazzi la capacità di esprimersi e arricchisce il loro vocabolario (in tempi di SMS e scrittura intuitiva è probabilmente importante). Certo dipende molto da quello di cui si parla, da come sono i genitori, se si mangia con la televisione accesa o no.
C’è un altro dato che emerge dallo studio americano: chi mangia in famiglia mangia più frutta e verdura e più fibre di chi mangia per conto suo. Questi studi dovrebbero essere conosciuti e, un po’, se ne dovrebbe tenere conto, nei limiti di quello che ciascuno può fare.

Molti non possono stare a tavola con i ragazzi per ragioni di lavoro. Ma molti che potrebbero farlo, non lo fanno perché danno priorità ad altre cose. Forse è sbagliato. Se si riconosce che lo stare insieme a tavola è importante, ci si può organizzare per farlo.

Target Point, Italian Ideas

Fonte: Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri

 

Y’all down at the table … with Target Point

When parents get their children to sit around the dinner table, they can congratulate themselves for providing a meal that is likely more nutritious than what their child would have eaten outside the house. But surprisingly, it turns out that parents are also providing their child with much more than healthy food.

Recent evidence shows that the more kids join the family at the dinner table, the less likely they are to smoke cigarettes or marijuana, drink alcohol, perform poorly at school, have low self-esteem, or develop an eating disorder.

“Three to four times a week is a good thing to shoot for, but one family meal is better than none,” says Dr. Jayne Fulkerson, an associate professor of psychology at the University of Minneapolis. Dr. Fulkerson understands that given today’s lifestyles, getting the family around the table for a meal is not easy, but “I tell parents to start with what’s manageable in terms of scheduling and try to make it a routine.”

Dr. Fulkerson has been studying family meals for several years, sometimes in collaboration with the University of Minneapolis’ Project Eat, research that examines the longer-range impact that family meals have on children.

“When I started, it was mostly about dietary data, but also about mental health and psychological wellbeing,” explains Dr. Fulkerson. Given the rise of eating disorders, the connection between eating and psychological wellbeing is important. “This is what got us thinking: better nutrition, yes. But what else?”

Over time, Dr. Fulkerson and other researchers, notably at Columbia University’s National Center on Addiction and Substance Abuse, made associations between family meals and what psychologists call “developmental assets.” Developmental assets are the internal attributes and the external forces that shape a child as he or she grows. Internal developmental assets include positive identity, high self-esteem, and social competency. External developmental assets include family support and expectations of child behaviour, and community.

What this means in real terms is that teen girls who eat five or more meals per week at home with the family are significantly less likely to be bulimic or anorexic. Additionally, teen boys and girls who ate more frequently with the family were less likely to abuse drugs or alcohol, be sexually active, be suicidal or depressed, participate in antisocial behaviour, or have problems at school. Other studies have shown that children’s literacy improves with the number of meals they usually eat with the family.

While Dr. Fulkerson is sure the data show a relationship between frequency of family meals and developmental assets, at this point, understanding why this is true is a more speculative endeavour.

“If your kids are expected at home for dinner, they are not in places where they can get into trouble,” she muses, adding “the expectation that children are at home for routine family events makes them feel important and that the parents are interested in their lives.”

Dr. Fulkerson also believes that eating together is a cultural and social event that allows and promotes sharing. “At mealtime, you share food but also thoughts and opinion. It’s a good forum for that. These days there are fewer and fewer rituals like this. Because parents often work more and kids have more extracurricular activities such as organized sports, the tradition of the family meal is not as alive as we would like it to be.”

Target Point, Italian Ideas

Source: aboutkidshealth.ca

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