Tutti a tavola… con Target Point

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A casa viviamo il cibo in modo contrastato, fra la necessità di accudire e la mancanza cronica di tempo, le novità del mercato e i dubbi inculcati dall’informazione, l’ossessione della linea e il piacere di mangiare. Mettersi a tavola insieme è sovente un evento rapido e disorganizzato. Decresce, di anno in anno, il tempo dedicato alla produzione, alla preparazione e al consumo del cibo. Bersagli dell’educazione alimentare, del mercato, dei conflitti degli adulti, i bambini hanno raramente la possibilità di imparare ad ascoltare i segnali che provengono da sensazioni ed emozioni legate al cibo: la fame, il senso di sazietà, le preferenze e le preclusioni alimentari, il bisogno di mangiare circondati dall’affetto, in spazi e tempi su misura. Spesso le modalità di preparazione e di condivisione dei pasti non consentono loro di comprendere il valore del cibo e i suoi legami con l’ambiente, la salute e le risorse umane. È possibile superare questi problemi?

Ridare valore alla tavola apparecchiata

Numerosi studi mostrano che la “dimensione del vivere insieme” è fondamentale per l’apprendimento e il benessere, oggi talvolta compromessi da uno stile di vita immerso in una realtà virtuale, svuotata delle relazioni. La tavola apparecchiata ci riporta ogni giorno alla concretezza e allo scambio: non a caso rappresenta da millenni un punto di riferimento emblematico per la convivenza, il rinnovamento, la socializzazione e la trasmissione delle competenze legate all’alimentazione. I pasti quotidiani sintetizzano, infatti, più di ogni altra cosa, le capacità di scelta e di trasformazione del cibo in relazione all’integrazione con l’ambiente, con la cultura, con lo sviluppo individuale e collettivo. Mangiare insieme consente di sperimentare, di scambiare conoscenze fra diverse generazioni coinvolgendo, oltre ai canali razionali, emozioni, capacità manuali e sensi. Si costruisce così un percorso di apprendimento complessivo, in grado di radicarsi profondamente nella memoria individuale, di attivare cambiamenti e di tessere, nel contempo, le trame delle relazioni, del- lo scambio, dei rapporti sociali.

Ridare valore alla tavola apparecchiata significa ricostruire uno spazio di sperimentazione e scambio giocoso e stimolante, che renda la routine quotidiana un’occasione unica e vitale di apprendimento, sia per noi adulti sia per i bambini. Preparare e condividere il cibo insieme aiuta i bambini ad apprezzarlo come un dono prezioso, a utilizzarlo rispettando l’ambiente, il lavoro altrui e la natura. È una grande opportunità per costruire un ambiente di apprendimento che generi salute, in sintonia con le raccomandazioni internazionali che da anni hanno individuato la “salutogenesi” come strategia per avviare processi di prevenzione individuali, attivi e partecipati.

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Fonte: slowfood.it

 

Y’all down at the table … with Target Point

Soccer practices, dance rehearsals, playdates, and other scheduling conflicts make family mealtime seem like a thing of the past. Suddenly, we’re feeding our kids breakfast bars during the morning commute, sneaking 100-calorie packs at our desks, and grabbing dinner at the drive-thru window.

If you’re finding it difficult to get together with your family at the dinner table, here’s a little inspiration.

Anne Fishel is a co-founder of The Family Dinner Project, a professor at Harvard Medical School and the author of “Home for Dinner.” and here you can find her interview for The Washington Post where she explains that the most important thing you can do with your kids is eat dinner with them.

https://www.washingtonpost.com/posteverything/wp/2015/01/12/the-most-important-thing-you-can-do-with-your-kids-eat-dinner-with-them/

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Tutti a tavola … con Target Point

tavolo

Le buone abitudini pagano: uno studio olandese dimostra che gli adolescenti abituati a mangiare a tavola con la famiglia hanno meno probabilità di incappare in problemi alimentari e, soprattutto, emotivi.

Quindi, genitori non cedete! Riunire a tavola tutta la famiglia può essere una fatica, ma rinunciarvi ha conseguenze sul benessere psico-fisico dei ragazzi. Non importa che il rapporto sia idilliaco e il dialogo sereno, mangiare insieme ha ricadute sull’equilibrio e la fiducia in sé degli adolescenti.

A confermarlo una ricerca canadese condotta su 26 mila ragazzi tra gli 11 e i 15 anni, pubblicata sul Journal of Adolescent Health. Oltre a garantire buone abitudini alimentari e a prevenire l’obesità, mangiare regolarmente insieme avrebbe – secondo lo studio – effetti positivi sulla salute mentale. “I giovani hanno meno problemi emotivi e comportamentali e atteggiamenti più positivi verso gli altri”, ha commentato Frank Elgar, autore dello studio e docente presso il McGill Institute per la salute e le politiche sociali di Montreal. Alberto Pellai, ricercatore dell’Università di Milano e autore di “Questa casa non è un albergo” (Kowalski editore), si occupa di prevenzione del disagio negli adolescenti. “Più di una ricerca ha dimostrato che maggiore è il tempo che la famiglia passa insieme in una settimana intorno alla tavola e migliore è la capacità di autoprotezione dei figli quando si muovono nella loro vita e all’interno del gruppo di amici. Cenare spesso insieme, a patto che tv e tablet siano spenti, riduce le probabilità di comportamenti a rischio come alcol, fumo o droghe”. E continua: “non importa se a tavola i ragazzi non parlano, ma hanno bisogno di ascoltare gli adulti che parlano di loro e con loro. Questo gli fornisce una visione del mondo alternativa a quella proposta dai coetanei. E quando escono di casa, si portano dentro di sé il genitore che lasciano seduto sul divano, con i suoi insegnamenti”.

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Fonte: D Repubblica

 

Y’all down at the table … with Target Point

The table is where we mark milestones, divulge dreams, bury hatchets, make deals, give thanks, plan vacations, and tell jokes. It’s also where children learn the lessons that families teach: manners, cooperation, communication, self-control, values. Following directions. Sitting still. Taking turns. It’s where we make up and make merry. It’s where we live, between bites.”
Doris Christopher

You’ve probably heard that having dinner together as a family is a good thing for your kids, but you may not realize that it could change your child’s life. Dinner is the best predictor we have of how kids will do in adolescence. The more frequently kids eat dinner with their families, the better they do in school, and the less likely they are to get involved with drugs or alcohol, suffer depression, consider suicide, or become sexually active during high school.

Why? Maybe because families who eat together talk more, which helps them stay connected and build better relationships.

Maybe because parents who show up to eat with their kids are more likely to express their love constructively in other ways, too, in the form of both attention and supervision.

Maybe because families who offer kids more structure are more likely to keep kids attending to their homework as well as out of trouble.

Maybe because dinner transforms individual family members into a “group,” which gives parents more clout to rival the power of the peer group.

Or maybe because children, even more than the rest of us, need something to count on every day, the tangible security of belonging and being nurtured that is represented by the ritual of sharing food with those we love.

Whatever the reason, dinner is a pretty easy insurance policy to build into your home life. If you’re too busy to have dinner as a family on a regular basis, it’s worth re-examining why, given how important it is.

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Source: ahaparenting.com