Tutti a tavola … con Target Point!

electa

Mangiare è uno dei piaceri della vita e le abitudini alimentari del vostro partner la dicono lunga sulla persona che avete di fronte. Ci sono quelli che a colazione mangiano due scatole di cereali al cioccolato e quelli che prendono un caffè al volo. C’è chi non sopravvive senza stipare la macchina di snack e sfoggia un intero supermercato tra i sedili e chi lo merenda non sa nemmeno cosa sia.

Però, se esistono le tavolate, se a ogni ricorrenza si mettono le gambe sotto a un tavolo e se gli appuntamenti cominciano di solito con una cena al ristorante, un motivo ci sarà: mangiare piace a tutti e allo stesso tempo, il cibo ha un importante ruolo sociale nella condivisione del pasto e un’alta valenza psicologica.

Anche all’interno della coppia è utile riscoprire l’importanza del mangiare, soprattutto del mangiare insieme. I pasti invece sono spesso investiti da un alone di routine che li banalizza. Riscopriamo l’importanza di condividere il pasto anche come momento per creare intimità e nutrire con amore la coppia.
Non a caso una ricerca statunitense ha messo in evidenza che uno degli eventi principali che scatenano la gelosia in una coppia è quando uno dei due partner mangia con una persona del sesso opposto. Questo sottolinea quanto il mangiare insieme possa essere veicolo di seduzione, divertimento e godimento. Perché dunque banalizzarlo e prenderlo sotto tono?
Rivalutiamo il momento del pasto, godiamoci questo momento accanto al partner, concentriamoci sul piacere del cibo e della vicinanza con il nostro amore. Del resto il momento del pasto è uno dei rari momenti in cui si può stare seduti in tranquillità. Se volete potete cogliere questo momento per parlare con il partner. Non tirate fuori però argomenti pesanti o che possano determinare un conflitto, rischierete di rovinarvi non solo il pasto. Interessatevi a quello che è successo durante la giornata, scambiate opinioni sui fatti di cronaca. Tutto questo è utile per la coppia, ma anche quando ci sono dei figli.

Target Point, Italian Ideas

Fonte: blog.donnamoderna.com

 

 

Y’all down at the table … with Target Point

The couple that eats together stays together.

The original statement may have actually been related to prayer, but to my mind at least, it holds equally true when it comes to the evening meal.

When life gets busy, it can be easy to slip into the rut of eating on the run and neglecting to take time to sit down together. Yet this is something we should be striving to avoid. There are a whole host of benefits that comes with taking the time to eat dinner together, at the table.

It need not be anything fancy. Or require one of you to spend hours slaving away in the kitchen. The benefits of eating together are there to be had regardless of the quality of your food. Takeaway pizza shared at the table can be just as beneficial as a home cooked meal.

As long as you clear away distractions and make the time to focus on each other, and of course the food.

  1. Eating together helps you connect.

It can be difficult to reach out and nurture you relationship if you aren’t spending enough time together. We need to eat every day. So if you make a point of eating together, you will automatically be creating the shared time so critical for ensuring you don’t drift apart.

  1. Eating together provides an opportunity to practice gratitude.

In my house we have recently started a habit of sharing at least one thing we’re thankful for before we start eating. Just one thing, no matter how small. It’s amazing how scanning through your day looking for the positive makes you realise how lucky you are. It’s not often that we only have one thing to share.

Another positive outcome is when something good happens during my day, I now make a special mental note to remember to share it at dinner. It’s a great positive conversation starter as well.

  1. Eating together helps you relax.

After a long day at the office, we can all benefit from the simple pleasure of preparing and enjoying our evening meal. No only does it give you a chance to unwind from the day, it prepares you for a well earned, rejuvenating sleep.

  1. Eating together encourages mindful eating.

By sharing a meal, and actually taking the time to talk about what you’re experiencing in terms of flavours and textures, you are both more likely to be mindful of your food, rather than wolfing it down. This leads to further benefits such as reduced over eating, improved digestion and increased enjoyment of food.

  1. Eating together improves nutrition

I know when I’m cooking and eating by myself, I put far less effort into my meals. When I’m cooking for two, I’m far more likely to plan something nutritious and go to the effort of making a side salad or some extra vegetables.

  1. Eating together is fun!

One of life’s greatest pleasures is sharing good food and wine with the one you love. Life is too short to miss out on this simple joy and all the good things it can bring to our relationships.

Target Point, Italian Ideas

Source:simplemarriage.net

Tutti a tavola … con Target Point!

monolite

Mangiare è prima di tutto “mangiare con qualcuno”. E quando non c’è quel qualcuno, allora la cura messa nella tavola è cura verso noi stessi, indice di benessere mentale.
Luigi Ballerini ne “I bravi manager cenano a casa” (Emi) si cala nella contemporaneità, nelle mura di casa e in quelle tavole famigliari che resistono nonostante il cambiamento di abitudini dovute alla congiuntura. Cinquanta pagine su carta paglia per raccontare qualcosa di fondamentale sul cibo e su ciò che distingue l’uomo dagli altri esseri viventi.

Mangiare non è alimentarsi, inteso come reazione chimica, ma è una reazione fatta di sentimenti, parole, rapporti. E la cena, terreno di confronto fondamentale tra genitori e figli, soprattutto oggi che le agende sono sempre più piene, deve avere un suo codice, saper creare un racconto. Per questo è necessario dedicargli il giusto tempo, fuggendo il cosiddetto workaholic ovvero la mania del lavorare troppo, che talvolta può trasformarsi in una vera e propria patologia che spinge a riempirsi di impegni anche quando non è necessario.

Quindi è importante spegnere il cellulare (come si dice ai ragazzi di non giocare con il cellulare quando si è a tavola!) e pensare che in quel poco tempo dedicato alla cena il mondo andrà avanti comunque. A questo punto è arrivato il momento di dedicarsi alla narrazione tra genitori e figli, trasformando così la cena in un incontro e non in un momento di passaggio. Un incontro creativo, spiega, che “fa bene a tutti” sia genitori sia figli. E aiuta a diventare più bravi ed efficienti nella vita lavorativa riportata nei propri spazi: “I bravi manager mangiano a casa”.

Fonte: www.ilgolosario.it

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Y’all down at the table … with Target Point

Eat is first of all eat with someone. And when you are alone then eat becomes take care of themselfes.

Luigi Ballerini in “I bravi manager cenano a casa” (“good managers eat at home”) examines the habits of the families that maintain the good tradition of eat together. Fifty pages to tell something fundamental about food and about one of the greatest feature which distinguishes man from animals.

Eat is not feed, understood as chemical reaction, but it is a relationship made of emotions, words, feelings. The dinner, level playing field across parents and children, must have a own code, it must be a story telling. That is why we need to give it adequate time, fleeing from the so-called workaholic, namely the habit of working so hard, that sometimes could become a real disease.

So it is very important turn your phone off and think that, when you are eating, the world goes on its own way. A real metting between parents and children helps everyone to become more efficient in our own life.

Source: www.ilgolosario.it

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Tutti a tavola … con Target Point

perigeo

Pasti più salutari per chi mangia in famiglia. Uno studio, anzi una sostanziosa revisione di ricerche precedenti, conferma quello che il buon senso già ci suggeriva: se si mangia tra le mura domestiche, ne traggono beneficio sia i bambini che gli adulti. Lo studio è stato condotto in America, dove l’adulto medio spende più del 40% del budget familiare destinato al cibo per consumare pasti fuori casa, mentre pranzi e cene in famiglia sono spesso relegati alle festività e alle occasioni speciali. Una cattiva abitudine che si va diffondendo anche da noi, e che la crisi non ferma perché il pasto fuori casa è spesso sinonimo di economico fast-food. Ma è un’abitudine che rischia di fare maggiori danni proprio sui soggetti più vulnerabili: i bambini.

L’INDAGINE – Nel loro studio (compreso in una rassegna degli studi sul tema, presentata al recente congresso dell’American Society for Nutrition), i ricercatori della Rutgers University del New Jersey, hanno analizzato i risultati di ben 68 ricerche precedenti sull’associazione tra pasti con i familiari e salute dei più piccoli. Tra gli aspetti valutati, non solo come la frequenza di pasti casalinghi possa associarsi a scelte salutari, ma anche la possibile influenza dell’atmosfera in famiglia. I ricercatori hanno anche cercato di chiarire un punto dubbio: se un maggior consumo di pasti in famiglia possa ridurre il rischio di diventare obesi. L’analisi dei dati ha evidenziato che mettersi a tavola a casa propria, insieme alla famiglia, favorisce una maggiore assunzione di frutta, verdura, cibi ricchi di calcio e vitamine. E che i bambini che mangiano a casa con i genitori consumano meno spesso cibi poco raccomandabili dal punto di vista nutrizionale. Per quando riguarda il rischio di diventare obesi, si è visto che i bambini che mangiano più spesso a casa tendono ad avere un indice di massa corporea minore di quelli che hanno meno possibilità di nutrirsi in famiglia. «È interessante vedere come il semplice accorgimento di mangiare spesso insieme ai familiari possa dare tanti benefici e non solo ai bambini, ma anche, come abbiamo visto nella nostra review, agli altri membri della famiglia, che assumono comportamenti più salutari» fa notare Jennifer Martin-Biggers, una delle autrici della ricerca in questione.

Fonte:  corriere.it

Target Point, Italian Ideas

 

Y’all down at the table … with Target Point

A new review of data adds to the evidence that families who eat together most often are healthier.

Problem is, many families aren’t sitting down together at home very often at all. According to the research team from Rutgers, the State University of New Jersey, about 40% of the average family’s budget is spent eating out, typically not together. This is particularly concerning because eating out is linked with poorer food choices — restaurant and prepared foods tend to be much fattier, saltier and higher in calories than meals made at home.

Increasingly, obesity and public health experts believe that such eating behavior fuels Americans’ risk of obesity and nutrition deficiencies. To find out more, Rutgers researchers reviewed 68 studies on the issue. They looked specifically at studies that measured the frequency and atmosphere of family meals and compared that to the quality of children’s food consumption and risk of weight gain.

The data suggested that family mealtime has a wealth of health benefits, especially for children. Kids who ate more meals together with their families tended to eat more fruits, vegetables, fiber, calcium-rich foods, and vitamins, and ate less junk food.

Social improvements were also linked to frequency of family meals. Teens who ate at the family table more often were more likely to show fewer signs of depression and feel that their family was more supportive, compared with teens who dined less often at home.

“It is very interesting that something as simple as frequently eating meals together may contribute to so many different types of benefits to all family members,” says study author Jennifer Martin-Biggers, a doctoral student in the department of nutritional sciences at Rutgers.

Source: healthland.time.com

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Tutti a tavola … con Target Point

saturno

Basta con la filosofia del feed yourself (letteralmente, sfamati da solo): dal frigorifero al microonde. Gli americani, cresciuti a fast food e takeaway, riscoprono la convivialità. Tanto più in famiglia: lo dice uno studio del National Center on Addiction and Substance Abuse della Columbia University, secondo il quale cenare con i genitori ridurrebbe nei figli il rischio di assumere alcol e droghe. L’indagine, svolta su un campione di mille ragazzi, rivela che il 58 per cento degli intervistati si riunisce con mamma e papà per il pasto serale cinque giorni a settimana. Per chi si limita a tre, la probabilità di consumare bevande alcoliche, tabacco e marijuana sarebbe quattro volte più alta.

E nelle case italiane? Il rito tradizionale, per quanto le dinamiche siano molto cambiate, resiste: a confermarlo è la ricerca La famiglia in tavola. Il ruolo dei pasti nella famiglia italiana, elaborata dall’Istituto Ispo di Milano. Lo screening ha riguardato mille genitori (600 madri e 400 padri): per oltre il 90 per centro, il momento del pasto è quello in cui ci si sente più uniti, nel quale ci si confronta e si prendono le decisioni importanti. Per tre adulti su quattro la rinuncia forzata, causa imprevisti, è un dispiacere. La frequenza è di almeno un pasto al giorno con i figli per il 63 per cento delle madri e il 58 dei padri. La gioia di stare insieme, complice il buon cibo, raggiunge il picco nel fine settimana: la pausa ideale da stress e incombenze quotidiane che l’84 per cento dei papà e il 74 delle mamme dedicano volentieri alla prole. In linea con le vecchie abitudini, a cucinare sono le donne: leader ai fornelli, contro il 6 per cento degli uomini.

Fonte: iodonna.it

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Y’all down at the table … with Target Point

If you want to prevent your teenager from abusing alcohol or other drugs, then eat
dinner with him or her on most days of the week. This is just one finding about the power of family dinners from a study published by the National Center on Addiction and Substance Abuse (CASA) in September.

This study, “The Importance of Family Dinners II,” was sponsored by TV Land and Nick at Nite’s Family Table. It follows up on CASA’s first family dinner study, released in 2003. Both are part of annual back-to-school surveys conducted by CASA over the past decade.

This research has consistently shown that teenagers who eat dinner more often with their families are less likely to drink, smoke cigarettes, or use other drugs.

The most recent study compared two specific groups: teenagers who have two or less family dinners per week and those who have five or more per week. Those who ate two or less family dinners were:

  • Three times more likely to try marijuana.
  • Two-and-a-half times more likely to smoke cigarettes.
  • One-and-a-half times more likely to drink alcohol.

In addition, the study reveals that families who eat together less often also have lower-quality experiences at the dinner table. Teenagers in this group were more likely to dine with a television on, remain silent during meals, and state that their family dinners were too short.

CASA researchers also correlated more frequent family dinners with:

  • Lower levels of family tension.
  • Teenagers who more often said that their parents are proud of them.
  • Teenagers who more often said that they can confide in their parents about a serious problem.

Households that combine more frequent family dinners with all three of the above characteristics cut their risks for teenage substance abuse in half.

CASA’s research confirms the common-sense notion that shared dinners make for stronger families. Yet many parents are challenged to put this simple idea into practice, notes Becky Sechrist, who directs a parenting program called “Shoulder to Shoulder: Raising Teens Together” for the Minnesota Institute of Public Health.

“The problem, as the study points out, is that there isn’t enough time to go around,” Sechrist says. “Between after-school activity schedules, parent’s work schedules, and a variety of other things, making connections within the family requires a concerted effort these days.” She offers the following suggestions:

Make it a requirement. Set a non-negotiable rule about the number of dinners that your teenager is expected to eat with you each week. “This might feel, for the teen, that it comes at the expense of less time for after-school activities, friends or an after-school job,” says Sechrist. “The payoff in the long run for both parents and teens will be worth it.”

Involve teenagers in all phases of the meal. Whenever possible, involve teenagers in planning and preparing their favorite meals. Your children will more often come to the dinner table as willing participants if you do this.

Make meals enjoyable. While it isn’t always possible to avoid discussions on controversial topics–for example, homework and peer groups–effort should be made to talk about things that interest all members of the family and won’t cause conflict.

Source: hazelden.org

Target Point, Italian Ideas

Tutti a tavola … con Target Point

perigeo

I figli crescono e, prima o poi, a tavola i genitori si trovano di fronte non più i loro bambini, ma degli adolescenti. E così è possibile che chi fino a quel momento ha mangiato senza creare problemi cominci a mettere su il muso. Oppure che non rispetti più le regole e preferisca mangiare prima dell’ora del pasto una confezione famiglia di yogurt anziché rendere onore ai piatti preparati dai genitori.

La tavola da pranzo non dovrebbe tuttavia trasformarsi in uno scenario di lotte di potere né servire ai ragazzi per differenziarsi dai genitori. In simili casi ai genitori possono risultare utili i risultati di uno studio condotto sul campo che ha dimostrato che prima o poi gli adolescenti tornano a mangiare bene come da bambini, al più tardi comunque quando formano una propria famiglia. I genitori possono dunque tranquillamente chiudere entrambi gli occhi se il rampollo privilegia alimenti meno salutari di prima.

Alcuni suggerimenti

  • Continuare a dare il buon esempio. Non bisogna lasciarsi scoraggiare e continuare a dare importanza ai pasti comuni, consumati insieme.
  • Non brontolare. I suggerimenti dati ai figli in merito alle loro abitudini alimentari non servono a niente. Meglio evitarle. In ogni caso ogni cosa che si dice viene sempre accolta male.
  • Parlare la stessa lingua. Spiegare che mangiando bene si mantiene il corpo sano e attivo anche in età avanzata non serve a nulla con i ragazzi. Meglio puntare su altri argomenti, per esempio sul fatto che un’alimentazione sana serve a mantenere la pelle bella e pura o i muscoli, i capelli e le unghie sani.
  • Accettare altri modi di mangiare. I giovani hanno sempre fame e tendono a svuotare il frigo. Questo è un fatto che va accettato. Per evitare di rimanere senza ingredienti per un pranzo in famiglia o per una cena tra amici è importante mettere al sicuro gli alimenti chiave oppure denominarli in modo chiaro che non vengano presi.
  • Cucinare insieme. Una buona idea è quella di far cucinare gli adolescenti almeno una volta alla settimana oppure di coinvolgerli nella preparazione di qualche piatto. In questo modo si fa leva sul loro senso di responsabilità e di indipendenza.

Fonte: famigros.migros.ch

Target Point, Italian Ideas

 

Y’all down at the table … with Target Point

Over the last 20 years, dozens of studies have confirmed what parents have known intuitively for a long time: Sitting down for a nightly dinner is good for the spirit, the brain and the body. Research shows that shared meals are tied to many teenage behaviors that parents pray for: reduced rates of substance abuse, eating disorders and depression; and higher grade point averages and self-esteem. For young children, conversation at the table is a bigger vocabulary booster than reading aloud to them. The icing on the cake is that kids who eat regular family dinners grow up to be young adults who eat healthier and have lower rates of obesity.

  • It doesn’t have to be daily.

You don’t have to have dinner every night to reap the benefits. It could be breakfast, a weekend brunch, a take-a-break-snack at night or a combination of these. And there’s no magic number. The point is to make a commitment to a family meal where everyone sits down to share food, have fun and talk about things that matter.

  • Play with your food.

With so much of our play now conducted online, adults and children have lost the opportunity to play with real objects that can be touched, smelled and transformed. So play together. Cooking is an activity that still involves our senses and our hands, and it is something we still can do together. You can set out salad fixings and have everyone choose vegetables to create faces, trees and cars. Play with taste by slipping in a new flavor or spice and asking everyone to guess the ingredients.

  • It’s doable.

Despite parent’s hectic work schedules and kids’ busy extracurricular activities, it’s very doable to have nightly dinner. The whole process of cooking and eating together can take just an hour (less than 30 minutes to cook and the average meal is 22 minutes*), and that hour is transformative. If we still planted vegetables, played instruments for our entertainment and quilted on the front porch, we might not need family dinners, but it’s the most reliable time of day that we have to connect with one another. When kids feel connected to their parents, it’s like a seatbelt on the potholed road of childhood.

  • Try new activities and share talents.

Dinner can be a great place to try out new behaviors. A family dinner is like an improvisatory theater performance. The family shows up night after night, and as a group they can try out new ways of interacting with one another. Or, one member’s behavior can set off a cascade of others. For example, a family might agree to refrain from making any negative comments at the table and see what happens. Or, a teenager might be invited to make a family dinner or to create a musical soundtrack for the meal.

  • Share your family history.

The dinner table is the best place to tell stories, and kids who know their family stories are more resilient and feel better about themselves. Most inspiring are lemonade-from-lemon stories, stories about adversity where a lesson is learned, or negative events that transform into something good. Stories help us make sense of the world, and they help kids connect to something bigger than themselves. Tell stories about yourself and other family members when they were the same age as your children. Tell stories about romance, first jobs, immigration, how names were chosen, a childhood pet, a favorite recipe or kitchen disaster.

  • Stay connected.

Table conversation is one of the richest language experiences you can provide for your children. When else do we sit and talk for several minutes, offering lots of comments and explanations on one topic? Try asking questions that go beyond, “How was your day?” For example, instead ask everyone to tell a rose (something positive) and a thorn (something negative) about the day, as well as a bud (what you wish will happen tomorrow).

  • It’s good for you, too.

Rituals like dinner, which punctuate a world that often feels frenzied and out of control, are good for adults, too. Knowing that one part of your day is going to unfold in basically the same way, day after day, is comforting.

Source: www.parenting.com

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auriga

Mangiare tutti insieme fa bene. Il 10% dei bambini dai sei agli undici anni d’età, che fanno i pasti con mamma e papà hanno migliori abilità sociali e un miglior rendimento scolastico.

Nell’era della fretta e dei social media, non sempre si ha il tempo per stare a tavola tutti insieme. Per praticità soprattutto in settimana si rischia di non mangiare tutti insieme, di far mangiare i bimbi presto per poi farli andare a dormire. Eppure uno studio americano rivaluta l’importanza del pranzo comunitario. Mangiare insieme a tutta la famiglia farebbe infatti bene ai bambini: aumenterebbe infatti la concentrazione dei bambini e la loro socialità.

Questo è l’esito di una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Oklahoma e pubblicata sulla rivista “Journal of Family Psychology”.

Gli scienziati hanno studiato le abitudini alimentari di oltre 24.000 bambini tra i 6 e gli 11 anni. Sono state poi analizzate: le competenze sociali, i problemi comportamentali e il rendimento scolastico.

Ne è emerso che in media in America si hanno circa 5,3 pasti insieme in famiglia alla settimana. E, più spesso il bimbo mangia insieme ai propri familiari, più aumentano le sue competenze sociali e il rendimento a scuola.

I ricercatori non hanno specificato il numero di pasti ideali da condividere con la famiglia, ma sono convinti che almeno 4 siano necessari.  “E’ possibile che le caratteristiche organizzative dei pasti in famiglia – hanno detto i ricercatori – forniscano una struttura, un ordine e una prevedibilità che fornisce stabilità ai bambini”.

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Fonte: nostrofiglio.it

 

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Frequency of family meals and 6–11-year-old children’s social behaviors.

Family meals are regarded as an opportunity to promote healthy child development. In this brief report, we examined the relationship between frequency of  family meals and children’s social behaviors in 6–11-year-olds. The 2007 U.S.

National Survey of Children’s Health (NSCH) provided data on the frequency of family meals in a sample of 6–11-year-old children . The following social behavior indicators were examined: child positive social skills, child problematic social behaviors, child engagement in school, and parental aggravation with the child. Individual logistic regression analyses were calculated in unadjusted and adjusted models. On average, families had 5.3 meals together per week. In adjusted models, more frequent family meals increased the odds of child positive social skills and child engagement in school, and decreased the likelihood of child problematic social.

There was no association between frequency of family meals and parental aggravation with the child. Findings support the promotion of family meals to benefit children’s development of healthy social behaviors.

Target Point, Italian Ideas

Source: PsycINFO Database Record (c) 2016 APA, all rights reserved

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nettuno

La famiglia, soprattutto in Italia, è l’unità fondamentale della nostra società dove si apprendono le buone abitudini che saranno poi fondamentali per la nostra vita futura. Uno dei momenti topici della vita in famiglia è molto spesso il pranzo o la cena, quando condividiamo le nostre esperienze quotidiane, facciamo progetti e cerchiamo di risolvere i piccoli problemi.

Mangiare insieme in famiglia, genitori e figli intorno ad un tavolo, ha molti vantaggi:

  • Migliorare il dialogo tra i membri della famiglia
  • Aiuta ad abituare i bambini a mangiare tutti i tipi di cibi
  • Aiuta a identificare potenziali problemi alimentari

Incoraggiare un’alimentazione sana

Uno studio condotto dalla University of Minnesota ha rivelato che quando si mangia insieme si sviluppa una buona abitudine alimentare, mangiando cibi sani e lasciando da parte il cibo di basso valore nutrizionale.

Prevenire problemi alimentari

Quando si prepara il cibo per tutta la famiglia si tende a cucinare cibo più sano. Mangiare insieme diminuisce la probabilità di sviluppare  allergie, intolleranze e patologie legate a disturbi alimentari più gravi.

I bambini imparano le buone maniere a tavola

I bambini impareranno a mangiare a tavola anche solo per imitazione. Il fatto di mangiare insieme facilita l’apprendimento del le regole dello stare a tavola.

Mangiare tutti insieme sviluppa le capacità di comunicazione
Il pranzo o la cena sono il luogo e il tempo ideale per commentare quello che è successo durante il giorno, condividere con i genitori e i fratelli domande o problemi e cercare soluzioni comuni. Adulti e bambini imparano ad ascoltare gli altri e a condividere opinioni e idee . E ‘il momento ideale per la comunicazione in famiglia.

Fonte: SlowFood – Il gusto di mangiare insieme

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Y’all down at the table … with Target Point

Cooking and eating together remain an irreplaceable pillar of the Italian sociability.

In Italy, gastronomy is almost philosophy… and much more than that. It is pleasure and sociability: the perfect moment to talk, share a laugh and strengthen relationships. As a matter of fact, the importance of food, home cooking and eating together within the Italian culture has been scientifically proven.

Deborah Cameron, a world-renowned professor of English who teaches at the University of Oxford, and Don Kulick, a professor of Anthropology who works at the New York University, wrote about the subject in their outstanding book Language and Sexuality (2006, published by Cambridge University Press). The authors claim that food taste is actively socialized at dinner, and compare an American and an Italian family to explain their point. While some American family frames dessert as desirable, especially for children, and labels the rest of the dinner as mere nutrition and, sometimes (think about broccoli or brussels sprouts), even as some kind of punishment, Italian families talk about food and dinner as pure pleasure. For an Italian family, the dessert is not the great prize after a painful duty, but the cathartic moment that comes through an extremely exciting social and cultural journey.

For an Italian child, food means family and parents, it is a comforting blanket that wraps everything with its delicate warmth. Eating together with his mum and dad a home-cooked meal, a little Italian gains the sense of stability and love he needs to grow up and be happy.

While people around the world, especially some people in England and North America, develop family traditions based on “home delivery” or “eating out”, home-cooked meals shared with the rest of the family remain a sacred, irreplaceable event in Italy.

Even a “moment with your friends” translates almost automatically in “dinner” in the Italian vocabulary, because eating together and sharing food are both metaphorical and practical expressions of commitment. Around the table, conviviality grows and relationships achieve their highest peaks. Eating together is a magical moment through which the beautiful reaches the sublime, and friendship turns into a rare form of intimacy.

It doesn’t matter if the members of the family live at a different place, have different routines and do different things: Italians eat together, sitting around the kitchen table, every day, no matter what. And then, on Sunday, grandpa and grandma, daughters and sons, father and mother: the big family, all together. You could think about Christmas dinner as an example of the perfect Italian-style Sunday convivio. Different generations merge and embrace in front of the most delicious dishes you can imagine. The grownups enjoy some local wine, grandpa tells a story, the children laugh and grandma helps mum with the second course. Then the dessert, the coffee and the liquor. Maybe a friend comes around, or the uncle who lives on the other side of town, riding his bicycle. People talk about what happened during the week, how they feel. Everything is familiar and warm. A ritual that goes on and on, year after year.  A beautiful celebration of life itself.

Source: tuscookany.com

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Tutti a tavola … con Target Point

vega

Una volta mangiare tutti insieme, in famiglia, mezzogiorno e sera era un rito a cui nessuno rinunciava, e poi c’era il pranzo della domenica, magari con i parenti.
Riti che si conservano ancora, da qualche parte, ma che altre volte si perdono. Va bene lo stesso? Pare proprio di no.

Un lavoro pubblicato in America suggerisce che mangiare insieme, in famiglia, migliora il benessere dei ragazzi. Chi mangia in famiglia (e con i familiari) fuma di meno, rischia meno di eccedere con l’alcol e ha meno probabilità di drogarsi.

Lo studio ha coinvolto quasi 5000 ragazzi di Minneapolis. Il 30% di loro mangiava in famiglia 7 giorni su 7, il 30% almeno due giorni, gli altri, mai.

Oltre a fumare di meno (o a non fumare) e usare meno marijuana, lo studio ha dimostrato che chi mangia in famiglia ha crisi di depressione meno frequenti.
Pensano di più al suicidio i ragazzi che non mangiano mai in famiglia che gli altri.
Ma questo potrebbe dipendere dalle condizioni economiche della famiglia, o da quanto, in famiglia, si va d’accordo. Come si fa ad attribuirlo al fatto di stare a tavola insieme?

Di fatto c’erano già diversi studi che suggerivano che lo stare insieme, a pranzo o a cena era fonte di maggiore benessere (parliamo di ragazzi fra gli 11 e i 18 anni), ma nessuno finora era riuscito a valutare separatamente l’effetto dello stare insieme dalle altre considerazioni che possono avere un ruolo importante sul benessere dei ragazzi.

Questo dei ricercatori di Minneapolis è il primo studio fatto per separare il contributo dello stare a tavola da altre variabili. C’è un aspetto interessante di questo studio.
Le ragazze sono più sensibili dei maschi agli effetti favorevoli dello stare a tavola insieme.

E uno curioso: ragazze che frequentano ragazzi più grandi di loro si trovano più spesso fra chi non sta a tavola con i genitori. Perché? Non si sa.

Ma a tavola ci devono essere entrambi i genitori o basta uno? Questo, lo studio dei ricercatori di Minneapolis non lo dice e nemmeno nessuno degli studi precedenti ha potuto indagare questo aspetto.

Invece uno studio di qualche anno fa aveva dimostrato che cenare insieme migliora nei ragazzi la capacità di esprimersi e arricchisce il loro vocabolario (in tempi di SMS e scrittura intuitiva è probabilmente importante). Certo dipende molto da quello di cui si parla, da come sono i genitori, se si mangia con la televisione accesa o no.
C’è un altro dato che emerge dallo studio americano: chi mangia in famiglia mangia più frutta e verdura e più fibre di chi mangia per conto suo. Questi studi dovrebbero essere conosciuti e, un po’, se ne dovrebbe tenere conto, nei limiti di quello che ciascuno può fare.

Molti non possono stare a tavola con i ragazzi per ragioni di lavoro. Ma molti che potrebbero farlo, non lo fanno perché danno priorità ad altre cose. Forse è sbagliato. Se si riconosce che lo stare insieme a tavola è importante, ci si può organizzare per farlo.

Target Point, Italian Ideas

Fonte: Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri

 

Y’all down at the table … with Target Point

When parents get their children to sit around the dinner table, they can congratulate themselves for providing a meal that is likely more nutritious than what their child would have eaten outside the house. But surprisingly, it turns out that parents are also providing their child with much more than healthy food.

Recent evidence shows that the more kids join the family at the dinner table, the less likely they are to smoke cigarettes or marijuana, drink alcohol, perform poorly at school, have low self-esteem, or develop an eating disorder.

“Three to four times a week is a good thing to shoot for, but one family meal is better than none,” says Dr. Jayne Fulkerson, an associate professor of psychology at the University of Minneapolis. Dr. Fulkerson understands that given today’s lifestyles, getting the family around the table for a meal is not easy, but “I tell parents to start with what’s manageable in terms of scheduling and try to make it a routine.”

Dr. Fulkerson has been studying family meals for several years, sometimes in collaboration with the University of Minneapolis’ Project Eat, research that examines the longer-range impact that family meals have on children.

“When I started, it was mostly about dietary data, but also about mental health and psychological wellbeing,” explains Dr. Fulkerson. Given the rise of eating disorders, the connection between eating and psychological wellbeing is important. “This is what got us thinking: better nutrition, yes. But what else?”

Over time, Dr. Fulkerson and other researchers, notably at Columbia University’s National Center on Addiction and Substance Abuse, made associations between family meals and what psychologists call “developmental assets.” Developmental assets are the internal attributes and the external forces that shape a child as he or she grows. Internal developmental assets include positive identity, high self-esteem, and social competency. External developmental assets include family support and expectations of child behaviour, and community.

What this means in real terms is that teen girls who eat five or more meals per week at home with the family are significantly less likely to be bulimic or anorexic. Additionally, teen boys and girls who ate more frequently with the family were less likely to abuse drugs or alcohol, be sexually active, be suicidal or depressed, participate in antisocial behaviour, or have problems at school. Other studies have shown that children’s literacy improves with the number of meals they usually eat with the family.

While Dr. Fulkerson is sure the data show a relationship between frequency of family meals and developmental assets, at this point, understanding why this is true is a more speculative endeavour.

“If your kids are expected at home for dinner, they are not in places where they can get into trouble,” she muses, adding “the expectation that children are at home for routine family events makes them feel important and that the parents are interested in their lives.”

Dr. Fulkerson also believes that eating together is a cultural and social event that allows and promotes sharing. “At mealtime, you share food but also thoughts and opinion. It’s a good forum for that. These days there are fewer and fewer rituals like this. Because parents often work more and kids have more extracurricular activities such as organized sports, the tradition of the family meal is not as alive as we would like it to be.”

Target Point, Italian Ideas

Source: aboutkidshealth.ca

Tutti a tavola … con Target Point

tavolo

La parola “commensale” deriva dal latino (e dall’arabo) e significa condividere la tavola. In sociologia, il concetto di “commensalità” è più semplicemente definito come “persone che mangiano insieme”.

Prendete spunto dalla vostra esperienza: pensate alle persone con cui mangiate, e a quelle con cui non mangiate. In genere, le persone con cui mangiate sono familiari e amici.

Quelli con cui invece non mangiate, per qualsivoglia ragione, sono socialmente più distanti: di classe o status sociale superiore o inferiore, estranei, nemici e rivali, e talvolta persone che appartengono a gruppi separati per lingua, etnia, religione, sesso, età od occupazione.

Ciò naturalmente risulta estremamente variabile da comunità a comunità, da periodo a periodo, nonché da società a società. Varia anche a seconda del contesto sociale; con alcuni mangereste alla mensa aziendale, ma non nelle rispettive case.

In linea generale (con parecchie eccezioni di sicuro), si tende a mangiare con gli altri qualora vi sia un sentimento di solidarietà o fiducia. A volte la fiducia è più di facciata che reale; alcuni mangiano con altri per ostentare una fiducia che non provano assolutamente. Mangiare con gli altri è, come qualsiasi fatto culturale, simbolico e comunica diversi valori e significati.

Questo influenza in modo significativo le nostre relazioni. Il modo in cui le persone si giudicano vicendevolmente può venir influenzato da coloro con cui scelgono consapevolmente di mangiare. Viceversa, la scelta di chi mangia con chi può essere influenzata da come ci si giudica gli uni con gli altri.

Fonte: Collettivo per il rafforzamento delle comunità

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Y’all down at the table … with Target Point

Life can be crazy, which means meals on the go are the norm for many. But preserving the endangered ritual of a regular communal meal can lead to a healthier and happier state, even post meal time.

Social connectedness, whether hanging out after work or sitting down at the table with friends and family for a nightly meal, has been shown to increase happiness and help alleviate depression . Unless meal time looks something like this, the simple act of gathering around the table helps establish connections, which studies have found are crucial in maintaining happiness and a sense of belonging . Translation: Text messages won’t cut it.

Enjoying dinner with friends or family brings a one-two punch of benefits: it accomplishes the goal of face-to-face interaction and can also lead to healthier eating choices . One study found that children who ate family dinners as opposed to quick grab-and-go meals ate more fruits and vegetables and drank less soda . But this isn’t always the case; do beware of the social overeating trap.

Reaping the benefits of communal eating is pretty simple: Just gather some people together around food, sit down together, talk, eat, and enjoy!

Source: greatist.com

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Tutti a tavola … con Target Point

paride

I vantaggi di riunire la famiglia intorno a un tavolo sono numerosi soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo emotivo dei bambini. Il tempo che si trascorre insieme cenando, però, deve essere scandito da regole ben precise. Vediamone alcune suggerite dalla Dott.ssa Annamaria Acquaviva, dietista e farmacista.

Mangiare insieme è un’occasione fondamentale per accompagnare i bambini nella crescita, proponendo un corretto comportamento alimentare, ed è anche un’opportunità straordinaria e magari sottovalutata, per arricchire le relazioni affettive con i familiari.

Spesso non è possibile trovarsi insieme ad ogni pasto, è importante quindi dare risalto al momento in cui si è tutti presenti e cercare di passarlo in armonia e serenità.

 4 STEP PER ESSERE UN GENITORE “QUASI” PERFETTO ANCHE A TAVOLA!

  1. Dare l’esempio
    Più delle imposizioni, ciò che spinge i nostri figli ad una corretta alimentazione è il buon esempio. Come possiamo pretendere che mangino tutto se noi per primi non mangiamo verdura o saltiamo la colazione? L’esempio che diamo è contagioso e tenderanno ad imitarci.
  1. Orari e comportamenti regolari
    • Preparate i pasti, con le stesse ritualità (ma naturalmente in modo elastico); ciò sottolineerà il ritmo della vita familiare e infonderà sicurezza e stabilità al bambino grazie alla ripetizione di gesti conosciuti, senza contare gli effetti positivi sul metabolismo.
    • Mangiate a tavola e possibilmente insieme. Il pasto non dovrebbe durare più di 30 minuti, per rispettare i tempi dei bambini.
  1. L’atmosfera
    Create un’atmosfera piacevole, tranquilla: influirà in modo positivo nel rapporto dei bambini col cibo. L’ambiente familiare sereno, una stanza calda, suoni e colori piacevoli influenzano il bambini molto più di sapori e odori nel consumo di un pasto ; rimandate quindi contrasti o discussioni ad un altro momento.
  • Siate comprensivi ma fermi anche se il bambino si lamenta o fa i capricci di fronte ad un certo piatto.
    • Non c’è momento migliore di un pasto per condividere le esperienze, raccontarsi la giornata, parlare dei piatti che si stanno mangiando (stimolando anche l’ abilità narrativa dei piccoli) e per tirare le somme della giornata.
    • Niente radio o tv! E se possibile, spegnete telefoni cellulari /tablet. Lo stesso vale per i giochi del vostro bimbo : lasciarli lontani dalla tavola evita distrazioni.
    • Insegnate loro a mangiare e masticare lentamente, coglieranno al meglio i sapori e sapranno quando sono sazi.
  1. La fine del pasto
    E’ difficile che un bambino piccolo rimanga fermo e seduto a lungo, dai 5 anni però è bene abituarli a rispettare la fine del pasto: ci si alza da tavola dopo aver finito e averlo chiesto ai genitori, è fondamentale anche per rendersi conto di quanto hanno mangiato.

Per dare risalto al pasto, è utile curare anche l’ambiente, personalizzandolo e rendendolo gradevole: portatovaglioli, segnaposti, centritavola, possono essere personalizzati secondo il gusto dei bambini, quindi divertitevi a stimolare la loro creatività.

Coinvolgete i piccoli nell’apparecchiatura e il riordino della tavola, impareranno ad apprezzare l’ordine, ad avere riguardo degli oggetti e si abitueranno alla responsabilità. “Posti a tavola e nella vita” fate sedere il piccolo sempre nello stesso posto in una posizione in cui possa interagire con tutti i componenti della famiglia.
Poche regole, ma buone e condivise da entrambi i genitori, che le gestiranno con la dovuta elasticità.

Potete elencare su un foglio le “regole” della vostra famiglia, eventualmente dopo averle discusse tra tutti, scriverle in un cartellone da decorare e attaccare in cucina, ben visibile.

Fonte: www.healthrevolution.it

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Y’all down at the table … with Target Point

Eating together with your family has a lot of advantages, above all for your children emotional development. Everybody knows that feeding kids can be the most stressful time of day. For this reason is important to have some strategies. These are the rules that Alisha Grogan, a pediatric occupational therapist, gives parents when she walks into their home for the first time.

  1. EAT WITH YOUR KIDS

This may seem like an obvious tip, but in today’s hectic pace of life it’s so easy to multitask or take a break when our kids are eating.  We are juggling so much and getting your kid into a chair with food in front of them can be a monumental feat in and of itself.  I know it may be the only time you have to unload the dishwasher or check your email, but eating with your child is a valuable and a worthwhile learning opportunity.  If your child’s eating is poor, this is an opportunity you don’t want to miss very often.

Meals are a social experience and we learn from what we see.  You know, monkey see, monkey do?  If you expect your kid to eat something new, how willing will they be if you aren’t trying it too? Kids, especially babies and toddlers, may actually watch how you bite and chew a new food, using you as a model for how they should proceed.  It also sets a standard of eating, meaning your kid will grow up knowing that vegetables (or whatever else you are eating) are healthful and part of a normal diet.  I am not saying that all kids will see Mommy eating spinach and thus eat spinach, but it is the first step in setting a good foundation for a diet with more variety.  Another advantage to eating with your child is that you can talk about the color and texture of the spinach (without pressuring them to eat it,) which might happen if you are distracted by unloading the dishwasher.

If it seems overwhelming to carve out time to eat with your child,  start small, aim for eating dinner together three times a week, or nightly, eventually making your way up to eating together for most meals.  Of course, there are times when logistically it doesn’t work out, don’t beat yourself up about it if it doesn’t happen occasionally.

  1. EAT AT A TABLE

Okay, be honest with yourself, how often does your child actually sit down at a table to eat their meals (no judgement here from me)!  Our culture has become so hurried that it’s very commonplace to set out a plate and let our kids eat while they play (aka grazing) or pass through a fast food window and eat in the car. However, in these types of scenarios, kids are distracted and the message that’s being sent is, “eating isn’t that important.” There are situations where this is inevitable, such as traveling and parties, outside of that I would strongly discourage it, at least on a regular basis.  If you need to start small (baby step) use a  pop up card table or a coffee table at first, but work towards Turning off the TV.  A small kid’s table is fine too, just make sure you are going to sit at it with them.

  1. DON’T FORCE FEED

I am going to keep this short.  Please don’t hold your child’s mouth open and shove a fork into it.  I know you just want them to try it because if they do they will love it, but it creates so much negativity around meals that your child will start to avoid them altogether.  Forcing them to eat also makes them distrustful at meals.  They feel like they have to be on guard and are thus defensive, which means they will eat less.  Most simply though, it isn’t very nice.  How would you feel if someone was doing that to you?  If you have already done this, it’s okay, just don’t do it again, and let your kid know that.  Stand behind your word and you will start to build some trust and make some progress.  There is never a situation, no matter how dire when this is appropriate. If your child will only eat with force feeding I would very strongly suggest scheduling a feeding evaluation, immediately.

  1. SET AN EXAMPLE

Children take in so many of our nuances and behaviors, the good and the bad.  They see your reaction when you have a bite of broccoli, or if you even put the broccoli on your own plate.  If you don’t like to eat certain textures or have a limited diet, your child will pick up on it.  They notice and will repeat the disgusted face you made when you tried a bite of the broccoli or if you didn’t take any of the broccoli.  This sends a very strong message to them: you can pick and choose what you want to eat and some foods taste gross.  Try to put aside any food issues you may have and at least stay neutral about the food if you can’t be excited about eating it.  Also, consider if you are limiting the foods you expose your child to because you don’t like them.  Just because you don’t like mushrooms, doesn’t mean your child won’t like them.  In fact, you are doing them a disservice by assuming they won’t like it… I know the thought process doesn’t even get that far usually.  You may not even think to buy the mushrooms because you don’t eat them.  Think outside of the box a little when planning your meals, is there something else you can all try together?  Just remember to be conscience of your attitude and personal response to the food.

Source: www.yourkidstable.com

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